In una nuova circolare della fine di Luglio, il Ministero dell’interno parla della relazione tra commercio di cannabis a basso contenuto di THC e relazioni con la normativa sugli stupefacenti.

Si segnala che il Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica sicurezza, Direzione Centrale per i servizi antidroga, in data 20 luglio 2018, ha emanato una circolare avente ad oggetto “Aspetti giuridico-operativi connessi al fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze della canapa tessile a basso tenore di THC e relazioni con la normativa sugli stupefacenti”, con cui sono dettate agli organi preposti  indicazioni operative  nell’esecuzione dei controlli in materia.

Di seguito una descrizione dei contenuti della circolare con alcune prime brevi considerazioni. Innanzitutto la circolare si sofferma sull’attività operativa e sui sequestri operati dalle Forze di Polizia sul territorio nazionale da novembre 2017 e giugno 2018.

Ed in base all’esame degli sviluppi istruttori e degli atti predisposti nell’ambito delle iniziative investigative, la circolare indica i seguenti quattro aspetti di rilievo per l’inquadramento sotto il profilo giuridico-operativo del fenomeno della commercializzazione delle miscele vegetali e dei prodotti ottenuti dalle infiorescenze di canapa sativa L. essiccata a basso tenore di THC.

  1. La L. n. 242/2016 non prevede la vendita delle infiorescenze per consumo personale attraverso il fumo o altra analoga modalità di assunzione

Su questo aspetto la circolare precisa che la legge 242/2016 non prevede, fatta eccezione per le finalità di trasformazione in prodotti alimentari, la possibilità di utilizzare direttamente la pianta e, soprattutto le infiorescenze per la somministrazione mediante combustione dei principi attivi in essa contenute. In questa prospettiva il Ministero ritiene che la normativa “valorizzi principalmente la pianta per le caratteristiche botaniche e per l’adattabilità ad impieghi innovativi e non certo per lo sfruttamento del principio attivo ad azione stupefacente presente nelle sue infiorescenze”.

  1. L’esimente prevista per il coltivatore non è estendibile al venditore delle infiorescenze

Su questo punto la circolare specifica che l’estensione dell’efficacia delle disposizioni contenute nell’art. 4, commi 5 e 7, della legge 242/2016 ai titolari dei negozi che pongono in vendita infiorescenze rischia di apparire non perfettamente in linea con la nuova disciplina di settore.

In questa ottica il limite dello 0,6% di contenuto complessivo di THC si applicherebbe soltanto all’agricoltore che “per cause naturali e senza avervi in alcun modo contribuito con il proprio consapevole intervento” veda svilupparsi una coltura con limiti di concentrazione del principio attivo superiori a quelli consentiti, ossia allo 0,2%.

Impostazione della legge che ha l’obiettivo di preservare, “entro il limite dello 0,6% (e non oltre) il raccolto e l’investimento economico iniziale”.

In relazione al quadro normativo, secondo la circolare, non altrettanto può assicurarsi all’operatore commerciale che venda le infiorescenze, gli altri prodotti a base di resina e le piante di canapa tessile che pongano scientemente  in commercio i suddetti prodotti con concentrazioni di principio attivo tra lo 0,2% e lo 0,6% e per i quali la presenza di livelli elevati di THC nelle miscele non rappresenta un’eventualità ipotetica e imponderabile ma un elemento preventivamente misurabile mediante una valutazione tecnica di laboratorio.

La circolare peraltro precisa che in caso di superamento dello 0,2% si tutela comunque fino al limite di 0,6% il prodotto dell’agricoltore che potrà comunque commercializzarlo in prodotti e semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, ecc. non destinati all’uso umano.

  1. Le infiorescenze di canapa con tenore superiore allo 0,5% rientrano nella nozione di sostanze stupefacenti

La circolare precisa che sia la tossicologia forense, che la letteratura scientifica, ma anche la stessa giurisprudenza, individuano per la cannabis come soglia, per inserirla tra le sostanze stupefacenti, i 5 mg di THC, che in termini percentuali corrispondono allo 0,5%.

Pertanto “la cessione o la semplice presenza all’interno degli esercizi commerciali di prodotti (infiorescenze, concentrati, essenze e resine) o piante con concentrazioni aderenti alla nozione di sostanza stupefacente” (e quindi superiore allo 0,5%), configurerebbe condotte di detenzione e vendita penalmente rilevanti e punibili secondo il DPR 309/1990.

Inoltre, in relazione alle difficoltà operative nell’individuare i prodotti con THC inferiore allo 0,5% da quelli con concentrazione superiore o da quelli provenienti dal mercato clandestino, la circolare identifica le seguenti cinque fattispecie che legittimano il sequestro del reperto sulla base dell’esito positivo del narcotest speditivo:

  1. Infiorescenze contenute in confezioni anonime o prive di indicazioni commerciali o sul prodotto ovvero ancora in mancanza di titoli di acquisto che possano ricondurre al dettagliante e verificare la provenienza dei prodotti;
  2. Infiorescenze contenute in confezioni commerciali dissigillate, all’interno delle quali potrebbero essere state occultate miscele ad alto tenore di THC al posto di quelle depotenziate;
  3. Infiorescenze vendute in forma sfusa, tale da non consentire di stabilire con obiettività identificazione botanica del materiale e l’appartenenza della varietà oggetto della cessione tra quelle indicate dalla legge comunitaria;
  4. Olio ed altri estratti oleosi ottenuti dalle infiorescenze della canapa tessile, per i quali non è possibile determinare con immediatezza il tenore del THC contenuto nel prodotto;
  5. Piante di cannabis coltivate in vaso o in terra, per le quali non risulti con certezza la provenienza da coltivazioni ottenute da sementi delle citate varietà ammesse dalla normativa comunitaria.
  1. Le iscrizioni poste sulle confezioni, sui siti e nel negozio non escludono la responsabilità del venditore e dell’acquirente.

La circolare chiarisce che “il contesto di presunta legalità nel quale avviene la vendita e l’acquisto delle infiorescenze da parte del titolare e del consumatore, non può portare all’automatica esclusione di qualunque forma di consapevolezza psichica della commissione dell’illecito”. La circolare si riferisce in particolare alle indicazioni  (l’esclusione delle infiorescenze dalla definizioni di medicinali o prodotti alimentari o da combustione, il divieto di vendita ai minori di 18 anni, l’indicazione di non ingestione o di utilizzo per combustione) presenti sulle etichette delle confezioni dei prodotti di cui trattasi, a quelle  esposte nei punti vendita, ed alle piattaforme on line

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Ciò detto, la circolare sulla base dei punti sopra riportati sinteticamente giunge alle seguenti conclusioni specificando che :

  • “se ne dovrebbe dedurre che qualora oggetto delle attività commerciali sia la pianta della canapa secondo gli impieghi previsti dalla nuova legge di settore, opererà, senza riserva. l’esclusione dalla disciplina sugli stupefacenti”;
  • “nel caso invece venga in evidenza la cessione delle infiorescenze separate dalla pianta, in ragione della sola presenza di THC, tale condotta dovrebbe essere valutata  sulla base delle norme del Testo unico in materia di sostanze stupefacenti e rientrare nel perimetro sanzionatorio della normativa antidroga, dovendo prevalere – in assenza delle esigenze presidiate dalla legge 242/2016 – le preminenti ragioni della tutela della salute e dell’ordine pubblico messe in pericolo dalla somministrazione del principio attivo”.

Conclusioni che, da una prima analisi, nonostante si pongano in una sfera dubitativa (utilizzo del condizionale), interpretano in modo estremamente restrittivo le indicazioni della legge 242/16 e la circolare del Mipaaf 5059 del 23 maggio 2018; peraltro, non tenendo conto nella opportuna considerazione di una serie di valutazioni  riportate nella stessa circolare che:

  • sottolineano la liceità della destinazione alimentare e cosmetica delle infiorescenze;
  • confermano che la soglia oltre la quale la cannabis può essere considerata stupefacente è dello 0,5%;
  • gli accertamenti sanzionatori da parte delle Forze dell’Ordine, che si trovano nell’impossibilità di distinguere la canapa legale da quella illegale, sembrerebbero subordinati all’esito positivo del narcotest e quindi alla presunzione del superamento dei limiti di THC previsti dalla legge.

Interpretazioni restrittive che creano in alcuni casi una separazione tra commercializzazione e produzione, nei casi in cui la percentuale di THC sia compresa tra lo 0,2% e lo 0,5% (da una parte l’agricoltore può produrre dall’altra non si può commercializzare al consumatore finale); ma che determinano a livello più generale una incertezza nella commercializzazione delle infiorescenze in quanto tali a prescindere dal contenuto di THC.

Ciò nonostante la giurisprudenza di legittimità e di merito in materia abbia ritenuto, in recenti sentenze, la commercializzazione delle infiorescenze come ricompresa nelle tutele della L. n. 242/2016.

Tali sentenze, difatti, pur nella consapevolezza dell’esistenza di lacune nella disciplina legislativa, sottolineano che la coltivazione e l’utilizzo per la successiva commercializzazione di semilavorati della canapa siano leciti laddove il contenuto di THC non superi il limite dello 0,6%. Solo al superamento di tale limite, infatti, è prevista la possibilità di sequestrare e distruggere la coltivazione, sicché si deve ritenere che solo in tale caso, la canapa ottenuta diventi illegale per rientrare, quindi, non nell’ambito di applicazione della legge 242, quanto, invece, nell’ambito della disciplina in materia di sostanza stupefacenti di cui al D.P.R. n. 309/1990. Sempre le stesse sentenze sottolineano che la coltivazione di canapa con percentuali di THC tra lo 0,2 e lo 0,6% e la successiva commercializzazione dei suoi derivati deve, dunque, ritenersi lecita, non essendo prevista l’adozione di alcuna misura atta a distruggere la coltivazione, impedendone l’utilizzo.

L’emanazione della circolare del Ministero dell’Interno evidenzia che è sempre più urgente un intervento coordinato tra le varie amministrazioni interessate alla materia al fine di fornire indicazioni omogenee e rispondenti il più possibile agli obiettivi della legge, che siano in grado da una parte di regolamentare il mercato delle infiorescenze di canapa, ed inquadrare le medesime in una cornice giuridica definita e rispettosa delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della salute del consumatore, e dall’altro di non creare inutili ostacoli ad un settore che ha forti potenzialità.

Per cui l’auspicio è che a breve si possa aprire un confronto con i Ministeri coinvolti, al fine di superare le ulteriori incertezze che si sono materializzate con la circolare del Ministero dell’Interno e soprattutto proseguire nell’attuazione della legge 242/16 con particolare riferimento alla definizione dei livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti, decreto che doveva essere emanato dal Ministro della Salute entro giugno 2017.

Situazione complessiva che merita in ogni caso una riflessione anche a livello parlamentare, verificando l’opportunità e la possibilità di intervenire a livello legislativo per risolvere alcuni aspetti critici della legge 242/16.

Dal punto di vista sindacale Confagricoltura proseguirà la propria azione per avere un quadro normativo ed interpretativo chiaro con particolare riferimento alle infiorescenze destinate ad uso alimentare e cosmetico, inviando ai Ministeri competenti una specifica richiesta di convocazione della filiera; nello stesso tempo, attraverso l’applicazione del Disciplinare di produzione delle infiorescenze, redatto recentemente congiuntamente a Federcanapa e Cia, proseguirà la sua azione per assicurare una sempre maggiore qualità e tracciabilità della produzione di canapa industriale.

Confagricoltura